BIENNALE ARTE 2026 · SAN CLEMENTE PALACE · CURATED BY STÉPHANE RUFFIER-MERAY
UN APPROFONDIMENTO FIRMATO ANIMICA PORTRAITS
Alcune opere non si guardano. Si attraversano. Mirror Gate II è una di queste.
Un portale nel cuore della laguna
C’è qualcosa di improbabile, e proprio per questo di perfetto, nell’accostamento tra le pietre millenarie dell’Egitto e i giardini storici del San Clemente Palace di Venezia. Eppure è esattamente lì che Mirror Gate II di Pilar Zeta ha scelto di stare — come se il luogo l’avesse chiamata.
L’opera è installata nei giardini dell’isola privata di San Clemente in occasione della Biennale Arte 2026: ottantamila metri quadrati di verde storico, a dieci minuti di barca da Piazza San Marco, che per questa edizione ospitano uno degli interventi scultorei più suggestivi della laguna.
Pilar Zeta — l’artista che costruisce soglie
Pilar Zeta è argentina, multidisciplinare, e opera in un territorio difficile da definire: scultura, architettura, design, simbolismo sacro. Il suo lavoro esplora geometrie arcaiche, proporzioni che richiamano tradizioni antichissime — egizie, precolombiane, medievali — e le porta in spazi contemporanei con una precisione quasi matematica.
Mirror Gate non è un’opera nuova. È un progetto che ha attraversato il mondo prima di arrivare a Venezia: ha dialogato con le Piramidi di Giza, ha fatto il suo debutto europeo nel cortile del Louvre a Parigi nel gennaio 2026. Ogni luogo ha aggiunto uno strato di significato. Venezia — città che è essa stessa una soglia, sospesa tra acqua e terra, tra Oriente e Occidente — è forse la sede più naturale di tutte.
L’Opera: Pietre Egiziane, Forme Senza Tempo
Mirror Gate II è composta da tre elementi scultorei in marmo lavorati da Marmonil, azienda specializzata nell’estrazione e lavorazione di pietre di eccellenza, con un’expertise consolidata nelle pietre egiziane di patrimonio:
- Mirror Gate II — il portale vero e proprio
- Egg of Breccia Fawakhir — in breccia delle cave di Fawakhir, pietra dai colori caldi e variegati
- Egg of Red Aswan Granite — in granito rosso di Assuan, uno dei materiali più antichi e prestigiosi dell’architettura egizia
I materiali non sono casuali. Pilar Zeta lavora con pietre che portano con sé storia, peso specifico, risonanza culturale. L’alabastro giallo, il granito rosso di Assuan, la breccia Fawakhir — sono materiali che hanno costruito templi, che hanno delimitato spazi sacri per migliaia di anni. Inserirli nei giardini veneziani significa aprire un varco temporale oltre che fisico.
L’opera si può attraversare con gli occhi, con il corpo, con il pensiero. Ogni angolo di visione cambia la percezione: la luce veneziana — che non è mai uguale nelle ore del giorno — entra tra le pietre e le trasforma continuamente.
La Curatela: Stéphane Ruffier-Meray
Il progetto è curato da Stéphane Ruffier-Meray, gallerista e curatore con una lunga storia nel dialogo tra la scena artistica francese e Venezia. È lui ad aver costruito il contesto critico e relazionale che ha portato Mirror Gate II nel giardino del San Clemente Palace — scegliendo una location privata di altissimo livello invece degli spazi istituzionali più ovvi, con una precisa intenzione: che l’opera parlasse in un ambiente raccolto, non disperso.
Ruffier-Meray è anche il curatore che ha accompagnato Pilar Zeta nel percorso dal Louvre a Venezia, garantendo continuità di narrazione tra le diverse tappe internazionali del progetto.





























































































Pilar Zeta su Animica Portraits
Animica Portraits ha incontrato Pilar Zeta al San Clemente Palace in occasione del servizio fotografico dell’8 maggio 2026. Il suo ritratto è entrato a far parte della sezione Volti Importanti — lo spazio che Animica dedica alle personalità del mondo dell’arte, della cultura e della moda che attraversano Venezia e lasciano un segno.
📎 Guarda il ritratto di Pilar Zeta — Volti Importanti
Mirror Gate II e La Biennale Arte 2026
La presenza di Mirror Gate II a Venezia si inserisce nel contesto della Biennale Arte 2026 — l’edizione che ogni due anni trasforma la città in un laboratorio d’arte contemporanea internazionale. Mentre i Giardini e l’Arsenale ospitano i padiglioni nazionali, i giardini del San Clemente Palace offrono uno spazio diverso: più intimo, più esclusivo, dove il dialogo tra opera e ambiente è totale.
È il tipo di presenza che non appare sulle mappe ufficiali dei turisti, ma che chi cerca l’arte con attenzione trova — e non dimentica.
Una serata, molte storie — Gli Ospiti sull’Isola
L’8 maggio 2026, l’isola di San Clemente non era solo lo sfondo di un’installazione: era il centro di un incontro tra mondi. Intorno a Mirror Gate II si sono ritrovate alcune delle personalità più significative del panorama artistico, imprenditoriale e della moda internazionale — ognuna con una storia propria, ognuna con un legame profondo con Venezia e con la bellezza.
A fare da padrone di casa, Selim Uyar, proprietario del San Clemente Palace, con la moglie Sevim — i custodi di questo spazio straordinario che ha saputo trasformarsi, edizione dopo edizione, in uno dei luoghi più fertili per l’arte contemporanea nella laguna.
Presenza di assoluto rilievo, Alberta Ferretti: la stilista riminese che da decenni definisce un’idea italiana di eleganza romantica e artigianale, portata sulle passerelle di tutto il mondo. La sua presenza sull’isola è il sigillo di un’affinità elettiva tra il mondo della moda e quello dell’arte che costruisce portali.
Tra gli ospiti internazionali, Sujata Bajaj con il marito: pittrice indiana di formazione parigina — laureata alla École des Beaux-Arts de Paris e presente nelle più importanti collezioni private d’Europa e d’Asia — il cui lavoro fonde astrazione contemporanea, geometrie spirituali e l’eredità cromatica del Rajasthan.
Artista visiva multidisciplinare con radici brasiliane e una carriera costruita tra le capitali europee, Magda von Hanau porta con sé una sensibilità estetica rara: modella, attrice, e poi pittrice e scultrice, le sue opere — fotografie a esposizione multipla, sculture in ceramica smaltata, installazioni — sono presenti in gallerie e collezioni private internazionali e su Architectural Digest Italia, Elle Decor, Casa Vogue Brasil.
Sul fronte dell’eccellenza artigianale veneziana, la presenza della Tessitura Luigi Bevilacqua porta con sé cinque secoli di storia: la più antica tessitura in attività in Europa, che utilizza gli originali telai del 1700 della Scuola della Seta della Serenissima, producendo ancora oggi velluti soprarizzo a mano per le più grandi case di moda e i palazzi reali di tutto il mondo.
Marmonil, l’azienda che ha dato corpo fisico alla visione di Pilar Zeta estraendo e lavorando le pietre egiziane di Mirror Gate II, era naturalmente presente come protagonista dell’opera quanto l’artista stessa — rappresentazione di un saper fare tecnico che trasforma materia antica in linguaggio contemporaneo.
A chiudere il cerchio, Sigrid de Montrond — contessa, gallerista tra Parigi e Venezia, creatrice di Atelier Visconti — e Stéphane Ruffier-Meray, curatore del progetto: i due che più di ogni altro hanno costruito la rete culturale e relazionale che ha reso possibile questo evento.
La documentazione fotografica della serata è firmata Barbara Pigazzi, fotografa internazionale con studio Animica Portraits alla Giudecca, incaricata da Stéphane Ruffier-Meray di restituire in immagini la complessità e la bellezza di questa giornata sull’isola.
© Animica Portraits · Venezia 8 Maggio 2026
Opera: Mirror Gate II — Pilar Zeta
Produzione scultorea: Marmonil
Curated by: Stéphane Ruffier-Meray
Location: San Clemente Palace, Venezia
Fotografie: Barbara Pigazzi · Studio Animica Portraits · su incarico di Stéphane Ruffier-Meray




